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La valutazione della lettura: alcune riflessioni sulla scelta delle prove

Che apprendere a leggere implichi due diverse componenti è una conoscenza assodata: da una parte lo studente deve imparare a riconoscere accuratamente e velocemente le parole che compongono un testo (decodifica), dall’altra deve riuscire a costruire una rappresentazione mentale coerente del contenuto del testo (comprensione del testo).

Riconoscere che le operazioni che portano a decodificare un testo sono diverse rispetto a quelle che permettono di comprenderne il significato, implica fare delle scelte sulla valutazione del livello di apprendimento raggiunto e sulla sua promozione (in sede scolastica) o potenziamento/riabilitazione (in sede clinica).

Focalizzando l’attenzione sul tema della valutazione, per quanto riguarda la decodifica, la scelta può riguardare l’uso di prove che richiedono la lettura di un testo, di parole isolate o di stringhe di lettere che non hanno un significato (le cosiddette “non parole”). Attuando questa selezione bisogna tenere presente che, in funzione della prova utilizzata, si modifica il coinvolgimento di altri processi associati alla decodifica o ad essa implicati. Ad esempio, la comprensione del testo può facilitare la lettura ad alta voce di un brano, quindi avere un ruolo nella misura finale che otteniamo, cosa che non avviene quando si leggono le non parole. L’utilizzo di un brano, come prima misura per valutare la decodifica, può avere inoltre il vantaggio di presentare allo studente una situazione comune alla sua esperienza scolastica, che lo mette a suo agio nel contesto valutativo.

Nel caso della valutazione della comprensione, le variabili che entrano in gioco sono diverse, vista la complessità del processo. Dal punto di vista procedurale, si possono considerare due possibilità:

  1. valutare simultaneamente i processi di decodifica e quelli di comprensione;
  2. lasciare o meno il testo a disposizione.

Nel primo caso, si ha il vantaggio (più apparente che reale) di semplificare la valutazione, ridotta ad un’unica prova, e la sicurezza che il bambino abbia effettivamente letto e correttamente decodificato il testo. In realtà, la procedura non risulta né più breve né più pratica se le domande vengono proposte oralmente (come spesso accade) dopo la lettura.

Lasciare il testo a disposizione evita che il peso della variabile mnestica sia eccessivo. Inoltre non poter tornare a rivedere il testo implica il non utilizzo o un uso difficoltoso delle domande specifiche (di dettaglio).

La tipologia delle domande e il tipo di testo sono un altro potenziale nodo critico della valutazione della comprensione. Nella scelta delle domande, molti sistemi di valutazione prendono in considerazione aspetti legati a quella che viene chiamata comprensione letterale (cioè focalizzata su elementi specifici presenti nel testo) e comprensione inferenziale (che permette di ricavare i significati non espressi esplicitamente nel brano). Altri sistemi articolano ulteriormente l’analisi delle abilità di comprensione in più componenti. Quest’ultimo è il caso delle prove MT classiche, ora riviste, in cui per alcune prove è possibile riferirsi alla tassonomia proposta nel volume  Nuova guida alla comprensione del testo.

In sintesi, questa breve e non esaustiva carrellata mette in evidenza l’importanza di una conoscenza teorica chiara e approfondita di quelli che sono i processi implicati nella lettura, in modo da poter fare delle scelte consapevoli sul tipo di prova da utilizzare per la valutazione.